Allevamento

Coefficiente di consanguineità (COI): cos'è e come si calcola

Cosa misura, come si ricava dal pedigree con la formula di Wright e come leggerlo prima di un accoppiamento.

Aggiornata il 19 ottobre 20267 minuti di lettura

Il coefficiente di consanguineità, abbreviato in COI, dice quanto sono imparentati tra loro i genitori di un cucciolo. In termini precisi è la probabilità che, in un punto qualsiasi del suo patrimonio genetico, il cucciolo abbia ricevuto due copie identiche dello stesso gene da un antenato comune. Va da 0%, genitori senza antenati in comune, fino a valori molto alti nelle linee chiuse.

Più il COI sale, più aumenta la probabilità che emergano malattie recessive, quelle che si manifestano solo con due copie del gene difettoso. In generale una consanguineità alta si associa anche a cucciolate più piccole e a una minore vitalità: è quella che si chiama depressione da consanguineità.

Come si calcola: la formula di Wright

Il metodo usato da chi alleva è quello di Sewall Wright. Per ogni antenato comune ai due genitori si contano le generazioni che lo separano dal padre e dalla madre, e si sommano i contributi di tutti i percorsi:

F = Σ (½)n1 + n2 + 1 × (1 + FA)

  • n1 è il numero di generazioni tra il padre e l'antenato comune, n2 lo stesso dal lato della madre;
  • FA è il COI dell'antenato comune: se anche lui è nato da genitori imparentati, il suo contributo pesa di più;
  • la somma comprende ogni antenato comune e ogni strada diversa per arrivarci.

Un esempio: due mezzi fratelli

Un maschio e una femmina hanno lo stesso padre e madri diverse, non imparentate. L'unico antenato comune è il padre: dista una generazione da entrambi, quindi n1 = 1 e n2 = 1. Se il padre non è a sua volta consanguineo, FA vale 0 e il COI dei loro cuccioli è (½)3, cioè 12,5%.

I valori di riferimento per parentela

Gli stessi conti, fatti per le parentele più comuni, danno questi valori. Valgono quando gli antenati non sono a loro volta consanguinei: con un pedigree reale il COI è di solito più alto.

Accoppiamento traCOI dei cuccioli
Genitore e figlio25%
Fratelli pieni25%
Mezzi fratelli12,5%
Nonno e nipote12,5%
Zio e nipote12,5%
Cugini primi6,25%
Cugini secondi1,56%
Formula di Wright, antenati non consanguinei.

Quante generazioni contare

Il COI dipende da quanto indietro si guarda. Con poche generazioni molti antenati comuni restano fuori e il valore esce più basso del reale; con un pedigree lungo e completo il numero cresce. Per questo due COI si confrontano solo se calcolati sullo stesso numero di generazioni.

Conta anche la completezza: un antenato mancante nel pedigree è un antenato comune che non si vede. Prima di fidarti di un valore, controlla che l'albero sia compilato fino in fondo.

Che valore è alto?

Non esiste una soglia unica valida per tutte le razze: in una razza con pochi riproduttori anche accoppiamenti attenti partono da valori più alti. Il Royal Kennel Club, che pubblica il COI medio di ogni razza, raccomanda di restare alla media della razza o sotto, e il più in basso possibile. Il 6,25% che si sente citare spesso non è una soglia ufficiale: è il valore dei cugini primi, utile come punto di riferimento.

In Italia l'ENCI non pubblica soglie di COI, ma fissa un limite per tipo di parentela: non iscrive al Libro Genealogico i cuccioli nati da genitore e figlio, da fratelli pieni o da mezzi fratelli, salvo autorizzazione della Commissione Tecnica Centrale.

Il COI resta una probabilità calcolata sul pedigree, non una diagnosi. I test genetici per le malattie note della razza dicono cose che il COI non può dire, e i due strumenti si usano insieme.

Calcolarlo prima dell'accoppiamento

Il momento utile per guardare il COI è prima della monta: si confrontano più maschi per la stessa femmina e si sceglie quello che, a parità di qualità, tiene la consanguineità più bassa. Farlo a mano su sei generazioni vuol dire seguire decine di percorsi, ed è facile sbagliare.

Fonti

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